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Dalida icona gay, entrata nella leggenda come intramontabile diva

Dalida

Dalida icona gay, il mito che resta nel tempo, e alla quale tantissimi fan ancora oggi s’ispirano. Eletta Miss Egitto giovanissima, lei, al secolo Yolanda Gigliotti, nata da una famiglia di origine italiana è entrata nella leggenda. Aveva solo diciassette anni quando vinse quel concorso di bellezza, ma nel suo futuro c’era Parigi, il successo e la gloria nell’Olimpo dei grandi. Con il nome d’arte Dalila, desiderosa di farsi strada nel cinema, si ritrovò invece a cantare, e i francesi s’innamorarono perdutamente di lei. Ebbe subito una grandissima popolarità, per via di quel carisma che pochi artisti hanno, qualcosa che trascende il palcoscenico e che sopravvive nel tempo.

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L’editore musicale Eddy Barclay vide subito un grandissimo talento in quella giovane ragazza di origini italiane

Insieme a Lucien Morisse, il direttore artistico di Europe che diventò suo pigmalione e anche suo marito, la lanciarono. Nel 1957 s’impose con la canzone “Bambino”, conquistando il disco d’oro e guadagnandosi il palco dell’Olympia, dove aprì lo spettacolo di un certo Charles Aznavour. Dalida riuscì ad ammaliare immediatamente il pubblico, non solo per la bellezza e la voce particolare, ma per la passione e lo stile unico. Aveva la rara capacità di tenere la scena, di cui era padrona assoluta e la sua classe era nell’aria come le luci del palco. Dalida icona gay

Quando cantava, Yolanda esprimeva una forza tale, da riuscire a tenere in pugno migliaia di fan rapiti da lei e nessuna diva reggeva il confronto. Restano nel mito le sue pettinature fluenti, gli abiti di scena, le coreografie. Antesignana e progenitrice di Madonna e Lady GaGa. I riconoscimenti per lei si moltiplicavano velocemente, e spesso la diva italiana si ritrovava in testa alle classifiche sbaragliando la concorrenza. A Parigi si parlava solo di lei.

Dalida e Luigi Tenco

La diva Dalida icona gay tuttavia avrebbe dato ogni successo per una vita normale, una famiglia, dei figli, ma il marito la vedeva solo come diva. Rincorrendo questo sogno, visse un colpo di fulmine con il pittore Jean Sobieski, e accadde mentre viveva un’ascesa professionale incredibile con ogni concerto sold out. Mentre macinava tournée in giro per il mondo, intonando le sue canzoni, mettendo in ombra personaggi come Edith Piaf e Jacques Brel, Yolanda risplendeva! In quegli anni ebbe una relazione con Alain Delon, con Christian de la Mazière e poi inseguendo il suo sogno, s’innamorò perdutamente di Luigi Tenco. I due si conobbero attraverso la casa discografica RCA. Quest’ultimo fu un amore che la segnò per sempre. Nel 1967 decisero di partecipare insieme al Festival di Francia, che ne fece un’icona nazionale. Anche in Italia ebbe un  incredibile riscontro di pubblico, anche grazie ai successi di Modugno, Mina, Paoli che interpretava magistralmente. A San Remo, consapevoli di avere addosso una grandissima pressione mediatica, Tenco e Dalida cantarono alla kermesse canora del 1967 la canzone “Ciao amore”. Brano che Tenco aveva scritto per la diva, di cui era innamoratissimo.

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Quella canzone le restò dentro come un tizzone ardente per tutta la vita e ogni volta la interpretava sul palco, e lei vibrava e bruciava. Non esisteva nulla, non vedeva nulla, niente, tutto spariva  e lei cantava solo Luigi Tenco.

Ancora successi di Dalida icona gay, una diva consegnata alla leggenda

Dopo l’amore, altri dolori nel privato di Yolanda Gigliotti, ma Parigi l’avvolse ancora, e lei  riuscì a rialzarsi e a ritrovare il successo con tournée in tutto il mondo, accumulando altri dischi d’oro e di platino. Collezionò ben ottantacinque milioni di dischi venduti in ogni parte del globo terrestre! Il lavoro e il successo non hanno mai avuto un calo per Dalida, anche se lei avrebbe voluto solo dei figli. Capace di ammaliare ogni sera il pubblico, esibendosi davanti a 2000 trepidanti spettatori all’Olympia si sentiva in una gabbia dorata. E poi con un’energia incredibile, ripartiva ancora per un tour a Hong Kong, poi in Egitto e in Vietnam dove veniva accolta come un mito. Altri trionfi, una grande ricchezza raggiunta e l’affetto del pubblico che la trasformarono in Dalida, icona gay tra le più eleganti, la più raffinata, non bastarono a ripagarla di tante perdite.

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Ora Dalida è nel cimitero monumentale di Parigi, dove un bellissimo monumento, una statua che la raffigura, si staglia davanti ai suoi fan, troneggiante e fiera.

Simona Aiuti

Autore: Simona Aiuti

Mi chiamo Simona Aiuti, sono giornalista, web editor e autrice di romanzi.
La scrittura è parte di me, infatti, amo la letteratura, la storia, lo sport, l’arte, ed esplorare i mutamenti del costume. Mi piace andare alle mostre e nei musei, sono curiosa del mondo.

Dalida icona gay, entrata nella leggenda come intramontabile diva ultima modifica: 2018-08-30T11:12:27+00:00 da Simona Aiuti

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