ARTE & CULTURA

Dalida: a Palais Galliera fino al 13 agosto una mostra sugli abiti della chanteuse franco-italiana

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Raccontare Dalida attraverso il suo guardaroba. Parigi celebra l’artista franco-italiana, a trent’anni dalla tragica morte, con la mostra “Dalida. Une garde-robe de la ville à la scène“, presso il museo della moda a Palais Galliera. La collezione di oltre 200 abiti indossati da Dalida è stata donata al museo parigino dal fratello Orlando e sarà visitabile fino al 13 agosto.

Dalida non fu soltanto una delle voci più importanti della scena musicale francese degli anni Cinquanta e Sessanta (insieme ad Edith Piaf) ma fu anche un’icona di stile. Tra i capi esposti a Palais Galliera anche l’abito rosso dello stilista Jean Dessès, con cui l’artista franco-italiana cantò “Bambino” (canzone che la consacrò al successo in Francia) al teatro Bobino di di Parigi nel 1958 e che l’artista indossò nuovamente vent’anni dopo al teatro Olympia.

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La chanteuse appassionata di moda, nel corso della sua intensa carriera indossò diversi abiti ideati da grandi stilisti, come Robert Carven, Nina Ricci, Balmain, Jacques Esterel, Jean-Claude Jitrois e Yves-Saint Laurent. Tutti gli abiti di Dalida raccontano una storia, spesso triste, come del cosiddetto “periodo bianco“, ovvero gli anni successivi alla morte di Luigi Tenco con il quale si esibì a Sanremo nella celebre “Ciao amore ciao” la sera del 27 gennaio 1967, in cui il cantautore si tolse la vita.

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Dalida: una vita sotto il segno del suicidio

Dalida, nome d’arte di Iolanda Cristina Gigliotti, nacque al Cairo nel 1933 da genitori calabresi. Nel 1954, dopo aver vinto il concorso di bellezza Miss Egitto, si trasferì a Parigi per cercare fortuna come attrice-cantante. Usando il nome d’arte “Dalila” (in onore del film Sansone e Dalila), lo cambiò poi in Dalida grazie allo scrittore Albert Machard.

Nonostante il successo, con 170 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, la vita della chanteuse è stata segnata da diverse tragedie. Oltre Tenco, altri due suoi ex-compagni si suicidarono (però molti anni dopo la fine della relazione). La stessa cantante tentò l’atto estremo, prima in un albergo di Parigi, poco dopo il suicidio di Tenco, e poi il 3 maggio del 1987. Il secondo tentativo le fu fatale a causa di una dose massiccia da barbiturici. Dalida morì nella sua casa di Montmartre all’età di 54 anni. L’artista lasciò un bigliettino con scritto “Prdonatemi la vita mi è insopportabile“.

Con “Dalida. Une garde-robe de la ville à la scène”, Parigi ha deciso di rendere ancora una volta omaggio alla sua “Mademoiselle Bambino“, artista estrosa e dalla voce possente, ma anche donna fragile e insicura. A distanza di trent’anni dall’addio, Dalida continua ad incantare i suoi fan e risplendere come la Ville Lumière, città che mai la dimenticherà.

Antonello Ciccarello

Autore: Antonello Ciccarello

Siciliano di nascita, nel 2012 consegue la laurea triennale in Giornalismo per Uffici Stampa all’università di Palermo e, nel 2014, la laurea magistrale in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l’università di Parma. Amante dei Beatles, dei viaggi e interessato a tutto ciò che riguarda la cultura, la politica e la società, scrive per raccontare il mondo.

Dalida: a Palais Galliera fino al 13 agosto una mostra sugli abiti della chanteuse franco-italiana ultima modifica: 2017-08-09T16:04:00+00:00 da Antonello Ciccarello

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