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Ma fille, il secondo IMPERDIBILE film di Laura Bispuri, dal 27 giugno nelle sale parigine. L’intervista in esclusiva per itParigi

Ma Fille

Ma fille, secondo e imperdibile film di Laura Bispuri, uscirà nelle sale a Parigi il 27 giugno. Classe 1977, Laura debutta al cinema con Vergine Giurata, film in concorso al prestigioso Festival di Berlino. Ha all’attivo numerosi cortometraggi, tra i quali Passing Time, David di Donatello nel 2010 per il miglior cortometraggio e selezionato dall’Académie des Césars a Parigi per The Short Film Golden Nights.

Figlia mia (in Francia uscirà con il titolo di Ma fille) è quindi il suo secondo lungometraggio. Lo abbiamo visto, e amato. Un ritratto unico, umano, delicato e intenso sulla maternità, ma non solo. Un film tutto al femminile, che propone tre punti di vista mai banali, liberi da (pre)giudizi, di un’umanità spiazzante.

In occasione dell’anteprima svoltasi a Parigi di questa meravigliosa perla tutta italiana, abbiamo incontrato e intervistato per voi la talentuosa (e anche molto simpatica), Laura Bispuri.

Ma fille racconta due modi diversi di vivere la maternità. Con grande umanità mostri i due lati della stessa medaglia. E probabilmente l’equilibrio si trova in un delicato bilanciamento tra i due. Qual è stato il personaggio che hai avuto più facilità a scrivere?

Laura. Sì, diciamo che le due madri all’inizio del film sembrano semplicemente opposte ma poco a poco si capisce che in realtà sono due personaggi più complessi, nessuna delle due è completamente positiva né completamente negativa. Entrambe hanno del bianco e del nero e soprattutto fanno un percorso speculare per cui una diventa un po’ l’altra, fino a comprendersi e a trovare nell’unione tra loro quel delicato equilibrio che dici anche tu. Un equilibrio che forse arriva a creare un idea di maternità completa, sfaccettata, complessa, imperfetta ma vera. Sono stati tutti e tre personaggi difficili da scrivere. Ognuno per motivi diversi, Angelica era trascinante e carismatica ma non era facile arrivare a capirla e soprattutto ad amarla se si seguiva solo la linea della ricerca dei soldi e dell’ “addestramento” della bambina per arrivare al buco. Angelica è un personaggio non lineare per cui bisognava assimilare questo di lei per non vederla mostruosa. Credo che con Alba siamo riuscite a darle qualcosa di struggente per cui in realtà la si ama anche quando si spera che la bambina vada via da lei! Il personaggio di Tina era complicato perché non era facile riuscire a non farla reagire di petto, non farle subito prendere quella “mazza” che afferra sul finale, come gesto estremo per riprendersi la figlia. Era inoltre difficile raccontare il suo amore e legame con la bambina senza renderlo mai retorico ma vero, potente. Credo che con Valeria abbiamo fatto un bel lavoro per tenere Tina dentro una specie di bomba a orologeria per cui quando poi il personaggio esplode, lo spettatore esplode con lei in una scena che amo molto. Anche la bambina non era facile, riuscire a raccontare tutto il suo arco emotivo e la sua trasformazione fino a vederla alla fine come un super eroe, finalmente libera e forte. E credo che con Sara invece questo percorso siamo riuscite a renderlo evidente e visivamente d’impatto.

Quando hai scritto i personaggi di Tina e Angelica, avevi già in mente Valeria Golino e Alba Rohrwacher?

L: Le prime stesure sono state scritte pensando ad Alba per il personaggio di Angelica. Avevo già lavorato con Alba nel mio primo film “Vergine Giurata” e mi era rimasta una grande voglia di indagare questa attrice incredibile che è e di proporle un personaggio opposto al precedente. Dopo aver capito che Angelica era Alba ho pensato ad un’altra grandissima attrice per creare una specie di testa a testa tra due madri che si sfidassero per la bambina e tra due attrici che allo stesso modo si sfidassero dal punto di vista della performance attoriale. E così ho pensato a Valeria. Questa sfida sul set c’è stata e io la sentivo come una grande adrenalina nelle scene tra loro due, che trovo memorabili.

Come hai lavorato con gli attori? Avete avuto modo di provare molto?

L: Non abbiamo avuto modo di provare molto, io penso anche che troppe prove prima di girare possono in qualche modo “bruciare” la sensazione di vitalità che si deve trovare sul set. Abbiamo provato qualche giorno prima delle riprese e soprattutto abbiamo provato nelle location, condizione per me fondamentale. Io giro tutto in piani sequenza molto lunghi e articolati per cui prima dei ciak si fanno molte prove e poi quando ho la sensazione che la scena è arrivata ad avere un calore giusto, si inizia a girare.

Quanto sono durate le riprese?

L. Sei settimane.

Come è stato il lavoro con la sceneggiatrice? E che spazio lasci all’improvvisazione?

L. Il lavoro con la sceneggiatrice, Francesca Manieri, è sempre una fase fondamentale e molto bella. Lavoriamo da tanti anni insieme e c’è una grande complicità di gusto prima di tutto. Lavoriamo a lungo, arriviamo a circa una decina di stesure e queste sono alternate al mio lavoro nella scoperta dei luoghi e del mondo in generale che andiamo a raccontare. Un percorso quindi lungo e stratificato ma che restituisce io credo al film una verità e un’aderenza in cui mi riconosco. E’ come se la pagina scritta e il luogo vivano di pari passo fino a fondersi con armonia. L’improvvisazione c’è all’interno delle singole scene che di solito sono più lunghe di quelle scritte, partono prima e finiscono dopo. In quei momenti nascono delle sorprese interessanti. Inoltre abbiamo improvvisato delle scene legate a Angelica in casa e a Tina in casa e poi la scena del tuffo di Angelica e Vittoria e infondo anche la scena del ballo, che non è stata improvvisata, è nata comunque durante le prove e dunque fuori dal testo vero e proprio.

Ringraziamo di cuore Laura per la sua disponibilità e… vi diamo appuntamento al cinema! Ma fille è uno di quei film da non perdere per nessun motivo.

Viva il cinema italiano!

 

Elisa Alessandro

Autore: Elisa Alessandro

Membro a vita del Duse Studio di Roma, Centro Internazionale di Cinema e Teatro, diretto da Francesca De Sapio.
Nel 2006 fonda insieme a Marco Calvani l’Associazione Culturale Mixò. Attrice e autrice (nel 2008 e 2011) scrive ed interpreta “Sarà Estate –
dedicato a Jean Seberg”, debutta a teatro all’età di 16 anni e ha all’attivo numerose esperienze in Italia e all’estero. Ha lavorato, tra gli altri, con Neil LaBute, Marco Calvani, Luciano Melchionna, Ivano De Matteo, Francesca De Sapio, Carlotta Corradi, Lidia Vitale, Marco De Luca.
Vive a Parigi dal 2011 e sta attualmente lavorando alla realizzazione del suo primo lungometraggio.

Ma fille, il secondo IMPERDIBILE film di Laura Bispuri, dal 27 giugno nelle sale parigine. L’intervista in esclusiva per itParigi ultima modifica: 2018-06-25T10:36:00+00:00 da Elisa Alessandro

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