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ARTE INTERVISTE

Andrea Ravo Mattoni – Another Art on the Wall

Andrea Ravo Mattoni

La bellezza dell’arte classica sul filo di una bomboletta spray: così Andrea Ravo Mattoni imprime sui muri del mondo, le opere dei grandi come Leonardo. Un’esplosione di colori che si traduce in un unico messaggio: l’arte è per tutti, l’arte è di tutti. Abbiamo incontrato Andrea, nuovamente a Parigi il 18 e il 19 maggio per il Festiwall sul Canal Saint-Martin. Ragazzi, non mancate, e che la Street-Art sia con voi!

Andrea grazie davvero per essere qui con noi, è un onore! Parlaci di te: come e quando hai iniziato a dedicarti all’arte e quando hai “preferito” i graffiti?

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Andrea Ravo Mattoni realizza la Cattura di Cristo di Caravaggio – 1602, National Gallery of Ireland (Dublin) ©andrearavomattoni

«Grazie a voi! Tutto nasce dalla mia famiglia, infatti posso dire di essere figlio d’arte e “nipote d’arte”: mio padre era Carlo Mattoni, artista concettuale/comportamentale e mio nonno era Giovanni Italo Mattoni, noto illustratore delle figurine della Lavazza e della Liebig. Sai, con queste premesse non potevo non respirare l’arte fin da piccolo, ricevendo dai miei, molti stimoli. Poi nel 1995 inizio a percorrere la mia strada e da Varese, mia città natale, comincio a fare lettering. Nel 2002 abbandono le bombolette per studiare a Brera e dedicarmi completamente alla pittura. Nel 2016 invece avvio un altro progetto, quello del recupero del classico nel contemporaneo e così parte l’avventura dei miei murales. In molti mi definiscono “graffitaro”, ma io non mi sento così: in realtà sono un artista contemporaneo che, innamorato pazzo dei classici, li rappresenta sulle pareti del mondo. Mi interessa sempre la correlazione con il territorio, con le istituzioni museali, quando tratto opere di epoche diverse; avevo iniziato col trattare il 1100 e poi il 1800 e ora dipingo opere del 1400 come sta accadendo con le mie copie di Leonardo Da Vinci».

Osservandoti lavorare, una profana come me non può non chiedersi: ma come diavolo fa? Tornando seri (e calmi), quali sono le fasi del tuo lavoro? E poi, curiosità personale, c’è un gruppo musicale che ami ascoltare mentre disegni o che ti ispira?

Andrea Ravo Mattoni

Andrea Ravo Mattoni a lavoro. ©andrearavomattoni

«Beh alle volte me lo chiedo anch’io, “come faccio?”. È dura ma è bellissimo, è la mia più grande passione, del resto. Dunque, diciamo che la mia tecnica si è evoluta col tempo e con l’esperienza: all’inizio usavo il proiettore per ottenere le giuste proporzioni, ma poi ho abbandonato questa pratica e da un anno uso la quadrettatura. La cara vecchia quadrettatura su foglio che ritorna indispensabile per la prospettiva e per la copia dell’immagine sulla parete. È molto importante poi trattare il muro con un colore per esterni che sia il più simile possibile al fondo dell’opera originale; io normalmente uso il marrone francese o uno più scuro perché mi aiuta con gli incarnati dei soggetti. Poi il lavoro in atelier è basilare perché ti permette di preparare i bozzetti e studiarli nei minimi particolari, di fare attenzione alle quantità di colore da utilizzare. Quando dipingo adoro ascoltare Tchaikovsky, Rachmaninoff, di sicuro musica classica che mi aiuta a rilassarmi e a concentrarmi sul mio lavoro. Il resto è passione, pratica ed esperienza continua».

Forse occorre anche una certa prestanza fisica?

«Diciamo che è anche un lavoro molto fisico che ti strema, che ti porta ad essere imbracato quando lavori su pareti di più di 6 metri, ma che alla fine ti rende molto felice e soddisfatto».

Andrea Ravo Mattoni

Andrea Ravo Mattoni realizza sul muro di Oberkampf a Parigi, la copia della Jeune orpheline au cimètiere di Délacroix (1824) – Musée du Louvre. Ph a sx S.J.De Rosa. Ph a dx ©artrust

Immagino… Infatti, ti avevamo già conosciuto un anno fa quando hai dipinto il muro di Oberkampf a Parigi con uno splendido Délacroix. Questo mese sei tornato in Francia ad Amboise, in occasione del cinquecentenario dalla morte di Leonardo Da Vinci. Ad accoglierti c’erano anche Emmanuel Macron e il nostro Presidente della Rebubblica, Sergio Mattarella. Ce ne vuoi parlare?

«Sì, sono stato nella Cappella di Saint-Hubert ad Amboise dove è sepolto Leonardo e grazie a Bob Jeudi, direttore di “Le M.U.R”, la stessa associazione che mi aveva permesso di decorare il muro di Oberkampf, ho potuto qualche settimana fa riprodurre cinque tele di Da Vinci. Tra queste, ho realizzato anche la copia de “La mort de Léonard de Vinci” dell’artista francese François-Guillaume Ménageot. Le mie copie saranno esposte fino a settembre di quest’anno. Inutile dire che è stata una bellissima esperienza rievocare il genio di Leonardo e dare ancora una volta un senso a quello che faccio: io ripercorro l’antichissima tradizione della copia che diventa un must all’epoca delle botteghe dove c’erano il maestro e i suoi allievi; le copie effettuate dagli allievi avevano naturalmente un costo minore rispetto agli originali, ma permettevano la sopravvivenza dell’arte del maestro e la diffusione dei suoi lavori. Ecco il mio compito: riprodurre il più fedelmente possibile l’arte dei grandi e donarla al pubblico. Ad Amboise ho conosciuto Macron che a sua volta mi ha presentato Mattarella e spero che anche con questo incontro ufficiale, sia passato il messaggio che preferisco: la cultura deve unire e non dividere».

Andrea Ravo Mattoni

Andrea Ravo Mattoni con Emmanuel Macron e Sergio Mattarella ad Amboise in occasione del cinquecentenario dalla morte di Leonardo Da Vinci. ©andrearavomattoni

Con la tua arte hai viaggiato l’Italia e il mondo, ma quale città o nazione hai sentito più vicina al tuo lavoro e perché?

«Ma no, tutte! Le ho sentite tutte vicine a ciò che faccio, nessuna esclusa, proprio per quello che ti dicevo prima: la cultura deve unire. Io mi sento portavoce di questo messaggio e devo dirti che ogni volta che viaggio e che sono in una nuova città o in una nuova nazione, l’accoglienza che ricevo è sempre più che positiva. Sono stato in Spagna per realizzare Velasquez, in Francia per Délacroix e Leonardo, in Italia da Nord a Sud e la gente è stata sempre meravigliosa e molto interessata al mio lavoro. Credo che il segreto sia la gentilezza e in base alla legge d’attrazione di cui tanto si parla, se metti amore in ciò che fai, l’amore poi ti ritorna, sempre».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Andrea Ravo Mattoni

Andrea Ravo Mattoni realizza la Madonna Litta di Leonardo da Vinci per il muro del Policlinico “Gemelli” di Roma. ©andrearavomattoni

«Oddio, sono impegnatissimo fino alla metà del 2020, quindi mi ritengo più che soddisfatto! Dunque, in questi giorni sono stato a Roma al Policlinico Gemelli dove ho realizzaro la Madonna Litta di Leonardo Da Vinci, il cui originale è conservato all’Hermitage di San Pietroburgo. Poi però dal 18 al 19 maggio 2019 torno a Parigi per partecipare al Festiwall sul Canal Saint-Martin, quindi se volete mi trovate lì».

Di sicuro non mancheremo! Un’ultima domanda prima di lasciarci: in un futuro come quello italiano in cui si auspica l’eliminazione della storia dell’arte dalle materie scolastiche, qual è la tua posizione a riguardo? Pensi che anche l’arte dei murales meriterebbe di essere insegnata?

«Guarda, proprio il 50% del mio lavoro è teso all’insegnamento. Ogni volta che mi commissionano la decorazione di un muro, una volta terminato il mio lavoro chiedo sempre la possibilità di condurre delle lezioni a cielo aperto, come amo chiamarle, per le scolaresche. E in questo modo ottengo due risultati: primo, dimostrare che è possibile creare un ponte tra la strada e i musei e che tutti quindi possono accedere all’arte; secondo, cerco di catturare l’interesse degli allievi con un’opera grandiosa che accende la loro curiosità e poi (ride, ndr) li “frego” facendo loro una lezione sul classicismo! No dai, ovviamente scherzo, non voglio fregare nessuno, ma sai, in questa maniera riesci sul serio a trasmettere qualcosa a quei ragazzi che conserveranno nella loro memoria quel momento. Insomma come disse Peppino Impastato, voglio far “riscoprire la bellezza alla gente” e far capire a tutti che ognuno di noi è degno di assaporare l’arte e tenerla per sempre dentro di sé».

Diceva Van Gogh: «Cos’è disegnare? Come ci si arriva? È l’atto di aprirsi un passaggio attraverso un muro di ferro invisibile che sembra trovarsi tra ciò che si sente e ciò che si può». C’è qualcuno però che quel muro lo ha già superato, non abbattendolo, ma sublimandolo attraverso il colore, la bellezza dei classici, donando al pubblico della strada l’incanto accessibile dell’arte: è Andrea Ravo Mattoni.

Andrea Ravo Mattoni a Varallo (Vercelli) durante il Festival di Street Art che riproduce il Davide e Golia di Tanzio da Varallo. ©waral_urbanartproject

Ragazzi, cos’altro dirvi di più? Non prendete impegni per il Festiwall al Canal Saint-Martin il 18 e il 19 maggio, perché avremo ancora una volta l’occasione di ammirare il lavoro e l’anima di questo grande artista!

Informazioni :

Sito Ufficiale di Andrea Ravo Mattoni: http://www.ravo.art/

Festiwall – Sito ufficiale della manifestazione:  https://www.facebook.com/galeriethewall51/

Date: 18 e 19 maggio 2019.

Entrata gratuita.

Come arrivarci: metro linea 7

Sarah Jay De Rosa

Autore: Sarah Jay De Rosa

Classe 1987 e pugliese purosangue. Sono laureata in Lettere Moderne e lavoro come redattrice dal 2012. Vivo tra l’Italia e Parigi dove collaboro come redattrice/traduttrice bilingue francese. Adoro la cultura, i Pink Floyd, Led Zeppelin e Peter Gabriel, per citarne alcuni. Sono museum addicted e adoro scarpe altissime che non metterò mai. Spero di farvi amare Parigi almeno un decimo di quanto la amo io.

Andrea Ravo Mattoni – Another Art on the Wall ultima modifica: 2019-05-15T09:17:46+02:00 da Sarah Jay De Rosa

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