
Fondata nel 1920 da Condé Nast, Vogue Paris ad oggi è la più antica rivista di moda di Francia. Vogue America nasce solo dieci anni prima e tra le due pubblicazioni nascerà immediatamente un sodalizio artistico che dura ancora oggi. La creatività diventa un’esigenza sempre più importante e l’emancipazione totale arriva nel 1929 quando Michel de Brunhoff è eletto direttore. Vogue Paris è l’unico ad avere nel titolo il nome di una città e non del Paese. Sin da subito Parigi vuole affermare la sua supremazia culturale. Da subito infatti, i principali attori della rivista sono gli stessi che animano la vita mondana della città, aristocratici, artisti, scrittori, modelle prese dai salotti più blasonati e personaggi eccentrici in cerca di realizzazione. Tutto questo è Parigi e sulle pagine di Vogue anche chi non poteva prendere parte alla festa, poteva avere accesso alla moda, all’arte, ai sogni.
Dall’illustrazione alla fotografia, dalla guerra alla ricostruzione: su Vogue Paris si scrive l’arte della rinascita
L’ingresso alla mostra accompagna il visitatore all’interno del passaggio dall’illustrazione alla fotografia e guardare le copertine, dalle più antiche alle più recenti equivale a compiere un viaggio nel tempo. Parigi diventa un set fotografico a cielo aperto che piace a tutti, in particolar modo agli americani.
I nazisti sequestrano la redazione nel 1940, ma già da due anni si riusciva a stento a mandare in stampa i numeri. La linea editoriale e la direzione che la pubblicazione stava prendendo era già chiara: la haute couture parigina. Dopo la liberazione di Parigi si riprende esattamente da dove si era stati costretti ad abbandonare, solo che c’è ancora più bisogno di sostenere ed affermare la moda parigina nel mondo. Non è necessario che vi dica che Vogue ha assolto al suo compito egregiamente.
Il mito della parigina e Vogue Paris: chi è nato prima?
Alla metà degli anni ‘50 la linea editoriale cambia con Edmonde Charles-Roux. Nella rivista si fa spazio a cronache letterarie e reportage cinematografici, la dimensione culturale è chiara. La moda è sempre protagonista. La donna che legge Vogue è colta, curiosa e alla moda. Vive la città, è all’avanguardia, è libera, è una parigina. L’incarnazione di quest’ultima secondo Vogue è Catherine Deneuve che conta un gran numero di copertine e che veste solo Yves Saint Laurent. Tra i due c’è una grande amicizia e l’enfant terrible della couture è saldamente sostenuto dal direttore Brunhoff che gli riserva ampi spazi all’interno della pubblicazione. Il mito della parigina si appoggiava già su basi storiche promettenti ma è grazie a Vogue Paris che viene legittimato. Una gran merito va dato agli americani che hanno lavorato di fantasia per trasformare questa figura mitologica nel tipo di donna più imitata e invidiata del mondo.

Ai prossimi cento anni in Vogue
Durante tutta l’esposizione ci si ritrova davanti un gran numero d’immagini, di fotografie, di evoluzioni artistiche e anche chi non ne è già persuaso può rendersi conto che Vogue non è solamente una rivista di moda. Reinterpretando le parole di Nigel ne “Il diavolo veste Prada”, Vogue è un intero universo. Personaggi leggendari vi hanno lasciato un’impronta, la cultura e la bellezza si uniformano e si rendono fruibili. Sebbene la redazione resti inaccessibile come un circolo letterario dell’antica nobiltà, molti articoli online non siano sempre all’altezza e non ci sia più Karl Lagerfeld ad ispirare grandi cose, possiamo ancora comprare Vogue e sognare tutti.
Informazioni sulla mostra:
VOGUE PARIS 1920-2020 al Palais Galliera dal 2 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022.




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