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La Napoli di mio padre, un cortometraggio di Alessia Bottone

Locandina Napoli di mio padre

La Napoli di mio padre, un bellissimo cortometraggio firmato da Alessia Bottone è sbarcato finalmente in Francia il 18 gennaio, dopo aver viaggiato per moltissimi Festival e raccolto numerosi premi.

“Perché per quanto lontano possiamo andare, torniamo sempre dove tutto è iniziato”

Alessia Bottone

Alessia Bottone è regista, sceneggiatrice e giornalista laureata in Istituzioni e Politiche per i Diritti Umani e la Pace. Nel 2017 consegue il Master in Sceneggiatura Carlo Mazzacurati dell’Università degli Studi di Padova. Incuriositi e invaghiti da questo suo ultimo lavoro a base di archivio, le abbiamo rivolto qualche domanda.

Qual è stata la scintilla che ha fatto nascere la voglia di raccontare il rapporto padre-figlia e la fuga ?

L’idea del film nasce da due esigenze: da una parte la necessità di raccontare, in una storia, il rapporto tra padre e figlia; dall’altra la volontà di focalizzarmi sul tema della fuga, intesa dalla realtà ma anche come mezzo di sopravvivenza per i migranti e i richiedenti asilo. Il film trae ispirazione da un viaggio a Napoli con mio padre e mio fratello, a bordo di un treno notturno, durante il quale sono finalmente riuscita a capire cosa vedeva mio padre quando, anni prima, si affacciava alla finestra: i suoi ricordi.

Mi sono sempre sentita parte di un Sud che ho conosciuto solo grazie agli aneddoti di mio padre e di un Nord dove sono nata e cresciuta e mi sono chiesta se questa sensazione fosse condivisa anche dai figli dei nuovi migranti. Vivere in un contesto in cui convivono più culture è indubbiamente arricchente, ma trovare una propria identità all’interno di questa ricchezza non è sempre facile. Ho quindi raccolto i ricordi di mio padre per poi tornare nella sua città natale e mi sono ritrovata davanti ad uno specchio, sorprendendomi di riuscire a vedere, finalmente, un’altra parte di me stessa.

NAPOLI IN VESPA
Una scena de “La Napoli di mio padre” di Alessia Bottone

Chi è Alessia oggi, dopo aver realizzato “La Napoli di mio padre”? In cosa ti ha cambiato?

Bella domanda. Diciamo che sono sicuramente molto soddisfatta, si tratta di un progetto indipendente, non mi sono avvalsa di distributori e mi occupo personalmente degli invii ai festival e della promozione e dell’ufficio stampa e, proprio per questo, non pensavo sarebbe arrivato così lontano. Sono riuscita a farlo tradurre in cinque lingue e sta arrivando anche all’estero. Pensare che all’inizio, in questo progetto non ci credeva nessuno e mi esortavano a lasciar perdere. Per fortuna, ci ho creduto io e sono andata avanti e ho incontrato Martina Dalla Mura, titolare di K-Studio che ne ha curato la produzione, il montaggio e la grafica. Quindi per rispondere alla domanda “in cosa ti ha cambiato?”, potrei dire che mi ha reso ancora più determinata di prima. E indubbiamente, mi ha fatto scoprire un mondo, quello del documentario d’archivio, che difficilmente lascerò.

Che aspetto di Napoli ami di più (o hai imparato ad amare)?

Io quando penso a Napoli ricordo sempre questo aneddoto di qualche anno fa. Mi trovavo ad un funerale, camminavo con le altre persone per strada. Non sul marciapiede, per strada. Si era venuta a formare questo lungo corteo che, per una buona mezz’ora impedì alle macchine di passare. Al nostro passaggio, tutti i negozi abbassarono le serrande. Il traffico, il rumore, i clacson, svanirono. Tutti restavano lì, in attesa e in silenzio,  in senso di rispetto, un qualcosa che oggi non si vede più. Ecco, Napoli, tra le tante cose è anche questo: una città che sa fermarsi, che sa dare al tempo e alle persone la priorità. A Napoli, si respira ancora umanità. 

Cosa ti ha sorpreso durante la lavorazione?

Le immagini di archivio. Sì, anche se più che sorpreso posso dire che mi hanno entusiasmata. Sono bellissime, alcune sono logore, deteriorate, talvolta appaiono inutilizzabili e invece la loro particolarità risiede proprio in questo, nella capacità di rendere attuale ciò che è invece è accaduto tanti anni fa. Mi spiego meglio, io non ho girato alcuna scena anche se, alcuni aneddoti sono ambientati al presente. Inizialmente volevo girare, ma poi mi sono resa conto che queste immagini anni ’50, ’60, ’70, se lavorate correttamente e riscrivendone la semantica, potevano rappresentare il presente, un presente che vive sulla scia del passato.

Cosa hai amato/ami di Parigi? Cosa ti ha portato in Francia?

Sono sbarcata a Parigi per tanti motivi, arrivavo da 15 mesi trascorsi in Spagna e in Irlanda e desideravo apprendere il francese per ottenere uno stage alle Nazioni Unite, cosa che è poi è successa un paio di anni dopo. Ho scelto Parigi perché volevo gustare il fascino della capitale, me ne avevano parlato così tanto i miei coinquilini francesi e i miei insegnanti. E’ stata la scelta perfetta, certo, Parigi non è semplice: è cara, è enorme, molto competitiva, forse troppo per una 22enne con un livello A2 di francese. Poi però dopo essermi iscritta all’Alliance française per un corso serale e dopo aver trovato lavoro, mi sono ambientata con estrema facilità e ho adorato tutto di quel periodo.

Le strade, gli scorci, le persone, i bar con quei tavolini disposti uno a fianco all’altro dove si mescolano le voci, la vita culturale. Non dimenticherò la festa della musica, c’erano ragazzi ovunque, che suonavano strumenti di ogni tipo, in casa, per strada, nei bar. Così tanta voglia di vivere e di divertirsi, mi sembrava di essere nuovamente in Erasmus. Ci sono tornata varie volte negli anni, sempre per lavoro. Tornerò appena si concluderà questa difficile situazione. Ricordo che una mia amica parigina mi diceva sempre “il problema di Parigi è che vive di rendita, vive nel passato”. Io però non lo vedevo come un problema, quel passato è così affascinante, è vivo, è presente, è elegante. Ecco, sì, mi sono nutrita di quel passato durante la mia esperienza francese e mi ha insegnato tanto. 

Premiazione de La Napoli di mio padre
Alessia Bottone, vincitrice del Festival di Bellaria 2020 con il suo cortometraggio La Napoli di mio padre

Dove sarà possibile vedere il cortometraggio “La Napoli di mio padre”?

Ai festival. Al momento siamo stati selezionati al FIPA DOC International Documentary Festival di Biarritz, Francia, era previsto dal 18 al 24 gennaio 2021 ma è stato rinviato causa covid. Idem al festival Fricine di Rio de Jainero previsto a marzo 2021 che si terrà on line. È previsto anche un evento on line in inglese di presentazione in collaborazione con il museo italiano di Melbourne il 2 febbraio 2020, ore 8.30 del mattino ora italiana, in inglese con proiezione del film La Napoli di mio padre, aperto a pubblico. Per avere informazioni basta collegarsi qui. Parteciperemo anche al Ferrara Film Corto nel 2021 ed altri festival che a breve potrò ufficializzare. Ovviamente siamo aperti anche agli eventi in Francia 🙂 

Grazie mille Alessia, facciamo il tifo per te! Viva Napoli e viva il cinema!

La Napoli di mio padre, un cortometraggio di Alessia Bottone ultima modifica: 2021-01-22T12:00:00+01:00 da Elisa Alessandro

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