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Vittorio Storaro, il “cinematografo” tre volte premio Oscar, celebrato alla Cinémathèque française con una retrospettiva.

Vittorio Storaro

Se vi dicessimo Ultimo tango a Parigi, Apocalipse Now e Café Sciety sapreste trovare l’elemento in comune? Sì certo, sono tre capolavori del cinema internazionale, ma non basta. Va bene, vi veniamo in aiuto: la risposta corretta è Vittorio Storaro. Il direttore della fotografia italiano, vincitore di tre premi Oscar, sarà protagonista di una retrospettiva alla Cinémathèque française dal 28 febbraio al 5 marzo 2018.

Vittorio Storaro: l’importanza del “cinematografo” come autore della fotografia.

Vittorio Storaro, classe 1940, tre Oscar, è uno dei più apprezzati direttori della fotografia. È corteggiato dai più grandi registi, come Woody Allen, Francis Ford Coppola e Bernardo Bertolucci. Storaro parla spesso del cinema come di una folgorazione. E infatti per lui è stato proprio così. Figlio di un proiezionista della Lux Film (la casa di produzione cinematografica di Federico Fellini, per intenderci), si avvicina al cinema da bambino. In seguito approda al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e a 23 anni conosce il ventiduenne Bernardo Bertolucci. Da lì nasce una lunghissima collaborazione che porta a film come Il tè nel deserto, Piccolo Buddha e L’ultimo imperatore con cui vince un Oscar.

Vittorio Storaro ama definirsi un “cinefotografo”, o “cinematografo”, dall’inglese cinematographer, che indica più precisamente l’importanza del fotografo come autore nel cinema.

Rappresentare con la luce.

Storaro ha una predilezione particolare per la luce, elemento importantissimo nel suo lavoro. Come ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera: “[…]Un giorno, ero in piazza Navona, entrai in una chiesetta che non conoscevo, San Luigi dei Francesi. Mi avvicinai a una nicchia e quel che vidi, La vocazione di San Matteo di Caravaggio, mi cambiò la vita. Il taglio di luce che percorreva quel dipinto stravolgente separava l’umano dal divino. Tutti i miei film successivi sono stati segnati da quella rivelazione. La scena di Apocalypse Now, quando Brando-Kurtz emerge dalle tenebre, l’ho girata pensando a Caravaggio, rimandando il più possibile lo svelamento del volto.”

Vittorio Storaro

Marlon Brando e Maria Schneider in una scena del film Ultimo tango a Parigi del 1972, con Vittorio Storaro come direttore della fotografia.

La retrospettiva alla Cinémathèque dedicata a Vittorio Storaro.

Per celebrare questa eccellenza del cinema italiano la Cinémathèque française gli dedica un’importante retrospettiva dal 28 febbraio al 5 marzo 2018. In programma ci sono tredici tra i suoi più importanti film e un incontro conferenza previsto per sabato 3 marzo alle ore 14.30.

Biglietti a 6,50 €, riduzioni a 5,50 €.

 

Serena Mascoli

Autore: Serena Mascoli

Pugliese, classe 1984, dopo gli studi in Storia dell’Arte e in Codicologia si trasferisce a Gerusalemme e in seguito a Milano. Dal 2013 vive a Parigi lavorando come redattrice per diversi studi editoriali. Viaggiatrice indefessa, sempre alla ricerca di qualche concerto in cui scatenarsi, dell’Italia le manca il suo mare e la Lemonsoda.

Vittorio Storaro, il “cinematografo” tre volte premio Oscar, celebrato alla Cinémathèque française con una retrospettiva. ultima modifica: 2018-02-27T08:50:46+00:00 da Serena Mascoli

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