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ARTE

Christo e il sogno di “impacchettare” l’Arc de Triomphe

Christo

Avrebbe dovuto “impacchettare” l’Arc de Triomphe, Christo Vladimirov Javacheff, l’artista scomparso il 31 maggio scorso, all’età di 84 anni, nella sua dimora di New York. L’opera, da lui pensata insieme a sua moglie Jeanne-Claude, nel 1962, inizialmente prevista per la primavera 2020 e poi rinviata per la pandemia, verrà realizzata comunque e la si potrà ammirare tra il 18 settembre e il 3 ottobre del prossimo anno. Christo e sua moglie (deceduta nel 2009 a 74 anni) hanno sempre affermato che “la loro arte sarebbe dovuta continuare dopo la loro morte”.

Christo, l’artista che amava Parigi

Dopo aver impacchettato il mondo, l’artista puntava su Parigi e su una delle opere più belle e più note della città: l’Arco di Trionfo. Il monumento, in stile neoclassico, fu voluto da Napoleone Bonaparte per celebrare la vittoria nella battaglia di Austerlitz. Progettato dall’architetto Jean Chalgrin, si trova nella parte ovest degli Champs-Elysées e si innalza in piazza Charles De Gaulle, nota come Place de l’Étoile. Alto 51 metri e largo 45, Christo aveva pensato di avvolgerlo con 25 mila metri quadrati di tessuto dal colore blu-argento, in polipropilene riciclabile, e 7 mila metri di corda rossa.

Christo - L'Arco di Trionfo
L’arc del Triomphe

L’artista aveva stabilito di realizzare l’opera finanziandone lui stesso l’imballaggio, quindi senza oneri per la città di Parigi. Una Parigi che ha amato tanto, che gli aveva regalato l’incontro con la donna della sua vita, Jeanne-Claude, e dove aveva ottenuto i primi riconoscimenti artistici. Oggi che lui non c’è più, questo progetto, che tanto aveva a cuore, sarà realizzato dal Centre Pompidou e dal Centre des Monuments Nationaux.

Christo, artefice della land art

Christo e sua moglie sono stati fra i più grandi esponenti della land art, una forma d’arte contemporanea nata negli Usa tra il 1967 e il ’68. Attraverso di essa, i due artisti sono intervenuti sul paesaggio modificandolo e ridisegnandolo, ma in maniera provvisoria. Entrambi, infatti, sono diventati famosi per i monumenti “imballati” con tessuto e per i territori naturali ricoperti da lunghi teli. Per realizzare i suoi progetti, Christo lottò sempre con le difficoltà della burocrazia. Era fuggito dal mondo comunista per essere un uomo libero, diceva, e la sua libertà era rappresentata soprattutto dalla voglia di sognare in grande, anche solo per pochi giorni. In un’intervista al New York Times, degli anni ’90, dichiarò: «Lo sapete che non ho alcuna opera esistente? Tutte scompaiono quando sono finite. Ho solo gli schizzi e questo rende in qualche modo il mio lavoro leggendario».

Christo e Jeanne 
Fonte: Facebook, pagina ufficiale di Christo
Jeanne-Claude e Christo

Christo, una vita intensa e libera

La vita di Christo è stata intensa, vissuta al massimo. Nato a Gabrovo, in Bulgaria, il 13 giugno 1935, studia all’Accademia di Belle Arti di Sofia. Nel 1957 si trasferisce prima a Praga, poi a Vienna e a Ginevra. Un anno più tardi va a Parigi, dove conosce Jeanne-Claude Denat de Guillebon, anche lei nata il 13 giugno 1935, con la quale vive a New York fino all’ultimo dei suoi giorni. Fra le sue le opere più famose ci sono: il Reichstag di Berlino (1995); The Gates (2005), un lungo percorso realizzato con materiale arancione all’interno di Central Park, a New York; il Pont Neuf di Parigi (1985); la Kunsthalle di Berna (1968); The London Mastaba, realizzata nel Serpentine Lake a Hyde Park a Londra (2018).

Christo. La passerella che realizzò sul Lago d'Iseo
Fonte: Pixabay
The Floating Piers

Fra i suoi progetti più incredibili: il nastro di nylon bianco, che nel 1976 attraversò la California per 40 chilometri, e Umbrellas, migliaia di ombrelli blu comparsi a nord di Tokyo. La sua arte è giunta anche in Italia: a Roma, insieme a sua moglie, imballa Porta Pinciana (1974); a Milano la statua di Leonardo Da Vinci, in piazza della Scala; sul Lago d’Iseo, nel 2016, realizza The Floating Piers, un’imponente passerella, attraversata da 1 milione e 300 mila persone in sole tre settimane. L’opera, una vera e propria visione, suscita grande successo ma, al contempo, anche molte polemiche.

L’arte, un messaggio di bellezza che non muore

Christo amava molto l’arte e sognava in grande. Le sue opere, effimere, ma significative e capaci di far volare la fantasia, continueranno a vivere nei nostri ricordi. In una lettera del 1958, l’artista scrisse: “La bellezza, la scienza e l’arte trionfano sempre”. È proprio vero. L’arte suscita sempre grandi emozioni, non solo visive, ma soprattutto interiori. Perché l’arte ha potere sull’anima. Perché l’arte è un mondo tutto da scoprire. Un mondo straordinario del quale Cristo è stato un degno rappresentante.

Christo e il sogno di “impacchettare” l’Arc de Triomphe ultima modifica: 2020-06-09T11:00:13+02:00 da Antonietta Malito
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