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Cristo di Lecco: nuove analisi al “Salvator Mundi di Leonardo”

Cristo di Lecco Annalisa Di Maria con il ricercatore Andrea da Montefeltro

Il “Cristo di Lecco”, il bozzetto a sanguigna che ritrae il “Salvator Mundi” attribuito a Leonardo Da Vinci è stato nuovamente oggetto di interessanti studi. I risultati delle recenti analisi effettuate dagli studiosi di A.R.T. & Co. dell’università di Camerino dei giorni scorsi sembrano confermare quanto sostenuto dalla studiosa Annalisa Di Maria, membro del Comitato di esperti del Centro per l’UNESCO di Firenze, che aveva già ipotizzato che il bozzetto fosse stato realizzato intorno al 1492. I ricercatori hanno condotto in primis studi sulla struttura della carta. Questa è poi stata messa a confronto con quella del più famoso autoritratto di Leonardo, conservato nella Biblioteca Reale di Torino. I risultati hanno così mostrato alcuni tratti comuni tra i due fogli, ma non solo.

Per quanto riguarda le similitudini, entrambi i disegni presentano dei filoni che si distanziano di 27 mm circa. Lo spessore del foglio dell’autoritratto leonardesco è di 230 micron, mentre quello del Cristo di Lecco è di 200 micron. Non sono mancate alcune differenze, ad esempio nelle vergelle. Il primo conta 8-9 vergelle in un centimetro, mentre nel secondo sono soltanto 6. Infine la carta dell’autoritratto è composta da canapa e lino, mentre quella del Cristo di Lecco è composta da cotone e lino. I risultati delle analisi hanno poi mostrato tracce di titanio (per la presenza di ilmenite e ematite). Questo minerale è presente nella provincia di Sondrio. Considerando che Leonardo nel 1492 visitò la Valsassina, la Valtellina e la Valchiavenna, l’ipotesi di Annalisa Di Maria sembra più che corretta. Ciò è una nuova prova che confermerebbe che dietro il Cristo di Lecco ci sia effettivamente la mano di Leonardo.

Cristo Lecco e Autoritratto Leonardo
Il Cristo di Lecco e l’autoritratto di Leonardo a confronto. Foto: @Ministero della Cultura.

Il Cristo di Lecco è un’opera di Leonardo? Intervista ad Annalisa Di Maria

Com’è nata la sua passione per il maestro Leonardo Da Vinci?

La mia passione per Leonardo da Vinci, nasce quando ero ancora molto piccola nel laboratorio di pittura del mio papà, che era un’artista e mi raccontava le storie dei grandi maestri, e in particolare quella di Leonardo, di cui ho sempre amato il disegno, quest’ultimo la mia più grande passione sin dall’età di 5 anni.

Com’è venuta a conoscenza del Salvator Mundi di Lecco?

Sono stata contattata l’anno scorso dai proprietari, che me l’hanno portata personalmente in visione durante una mia conferenza.
 
Quali sono le differenze più evidenti tra il disegno a sanguigna e il Salvator Mundi di Abu Dhabi erroneamente attribuito a Leonardo?

A parte il medium e il supporto/tecnica utilizzati, dal momento che il “Cristo di Lecco” è un probabile bozzetto, elementi questi evidentemente “icto oculis”, la differenza più  significativa è la postura di  tre quarti del “Cristo di Lecco”, caratteristica tipica di tutte (fatta forse eccezione per un disegno frontale di testa di uomo conservato presso la Royal Collection Trust) le opere e specialmente i volti di Leonardo: una dinamicità che manca totalmente, soprattutto anche dal punto espressivo degli occhi, nel Salvator Mundi venduto nella famosa asta.

Un opera quest’ultima – il Salvator Mundi – che per tale caratteristica, oltre ad altri elementi (quali ad esempio la sfera di cristallo con una non corretta rifrazione, le caratteristiche pittoriche esecutive ante restauro), portano non solo me ma anche altri più autorevoli studiosi a dubitare della paternità di quell’opera a Leonardo e avvicinarla più alla mano di un allievo sapiente – quale ad esempio il Boltraffio. 

In che modo, secondo lei, la scoperta di questo Salvator Mundi nel caveau di Lecco ha cambiato la storia dell’arte e in particolare di Leonardo?

Sicuramente per ora non l’ha cambiata e mi sembra eccessivo sostenerlo ma potrebbe rappresentare un’opera estremamente importante nel panorama di quelle leonardiane (come io sostengo) e/o comunque leonardesche, trattandosi del volto di un Cristo che si rileva al mondo con una grazia, delicatezza e intensità di sguardo incredibili, quasi evanescente, dove Leonardo ha oltremodo idealizzato anche i propri lineamenti, il proprio volto in quel viso etereo (da qui la notevole somiglianza e i riscontri con il famoso autoritratto di Torino ma anche con lo sguardo stesso della Gioconda percepibile a prima vista).   

Inizialmente alcuni esperti di Leonardo (Pietro Marani o Martin Kemp) si sono dimostrati scettici riguardo l’attribuzione del disegno al maestro fiorentino. Dopo le più recenti scoperte, che hanno confermato la sua tesi, pensa che cambieranno idea?

Sul punto mi auguro solo che si possa aprire con serenità e collaborazione un serio e costruttivo dibattito di studi, alla luce, anche in eventuale critica, di tutti gli elementi da me portati a sostegno della sua attribuzione alla mano di Leonardo. È comunque un’opera che merita certamente di essere approfondita, soprattutto adesso che anche gli esami diagnostici e scientifici effettuati, oltre a quelli codicologici, hanno confermato la compatibilità della carta e del medium all’epoca rinascimentale, oltretutto trovando delle corrispondenze, per quel che riguarda la compatibilità del supporto, con il famoso Autoritratto di Torino.

Nonostante le analisi approfondite sull’opera, crede che nel Salvator Mundi di Lecco sia ancora presente qualche elemento nascosto (enigmatico) da poter svelare?

Credo proprio di sì. Con Leonardo e il suo mondo nulla è assolutamente certo e la realtà, quella che ruota intorno a Leonardo e alle sue opere, è assolutamente e per definizione enigmatica, e di ciò ne è la prova proprio il famoso Salvator Mundi che nell’ultimo periodo ci ha riservato molte sorprese, a cominciare dal ritrovamento del Cristo di Lecco.

Cristo di Lecco: nuove analisi al “Salvator Mundi di Leonardo” ultima modifica: 2021-05-04T10:59:44+02:00 da Antonello Ciccarello

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Katherine Alexandra Giudice

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