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Il Festival Sanremo visto (e ascoltato) dalla redazione di ItParigi. Ecco i nostri “coup de coeur”

Il Festival Di Sanremo

Perché Sanremo è Sanremo. E chi siamo noi per smentirlo? Nel pieno del vortice di questa follia canora, noi della redazione di ItParigi abbiamo deciso di buttarci nella mischia e dire la nostra. Questa settantesima edizione è sicuramente sui generis e forse anche particolarmente vituperata. Tra immancabili bagarre, gaffes più o meno evidenti, scaramucce, colpi di scena, outfit glam rock, in fondo ci sono anche le canzoni. Il Festival di Sanremo 2020 propone anche quest’anno la formula di rito. Oltre alle Nuove Proposte, qualche vecchia conoscenza. E poi i superospiti (Dua Lipa, Mika), sempre meno internazionali e sempre più nazionalpopolari anni ’80 (I Ricchi e Poveri con la “figliol prodiga” Marina, Sabrina Salerno).  Ma quel che conta, sono appunto proprio le canzoni. E tutti noi della redazione abbiamo scelto il nostro “coup de coeur”.

 

Il Festival di Sanremo di ItParigi

Elisa: Ho amato tutto, Tosca

Tosca – per la sua interpretazione semplicemente enorme. Molti la ricorderanno vittoriosa al festival in coppia con Ron per il brano Vorrei incontrarti fra cent’anni – è decisamente una grande interprete. Sofisticata, raffinata, con tantissimo studio alle spalle. Tante collaborazioni importanti, tanta gavetta anche come attrice teatrale. Tutta questa esperienza emerge dal brano in gara a questo Festival di Sanremo, Ho amato tutto, la storia di un addio. Un pezzo intimistico ma con quella giusta  carica emotiva che per certi versi ricorda la Mia Martini che su quello stesso palco incantò il mondo. Ma devo dire che sono stata ammaliata anche da Achille Lauro (che non so perché mi ricorda Alessandro Borghi!)…

 

Il Festival Di Sanremo

Tiziano Ferro e Fiorello, tra i super ospiti “fissi” di questa edizione del festival. Foto: ©tizianoferro.

 

Sarah Jay: Gigante, Piero Pelù

Da fan sfegatata dei Litfiba, il mio pronostico sul possibile vincitore di Sanremo non poteva che ricadere su di lui: Piero Pelù. El Diablo ha incantato i palchi di tutto il mondo e quest’anno, si esibisce all’Ariston. E che esibizione! Alla tenera età di 57 anni, l’atletico fiorentino più rock di tutti, ha cantato il suo Gigante con la stessa energia che infiamma i suoi concerti. Una vera e propria esibizione live su di un testo, scritto e musicato da lui. Un vero e proprio inno alla vita con un intro che ricorda le atmosfere da Old West de Il mio corpo che cambia. Gigante è dedicato al suo nipotino di tre anni e a tutti quelli che si affacciano alla vita: “Sei pronto a cavalcare il mondo, mondo/Fatti il tuo castello volante/Con la fantasia di un bambino/Gigante/Tu sei molto di più di quello che vedi”. Poesia!

 

Antonello: Ringo Starr, I Pinguini Tattici Nucleari

I Pinguini Tattici Nucleari si presentano con un brano decisamente orecchiabile, che non farà fatica a classificarsi come uno dei brani più passati in radio una volta finito il Festival di Sanremo. Magari non arriveranno al secondo posto come Lo Stato Sociale (il richiamo alla band di Lodo Guenzi è forte), ma il ritornello sarà canticchiato da tantissimi ancora per qualche mese.

Il gruppo fa leva sul fatto che la vita non deve necessariamente essere vissuta al massimo, si può anche essere “sfigati”, vivendo comunque bene. Ted di How I Met Your Mother e Robin di Batman sono i due esempi citati, oltre al protagonista del brano, Ringo Starr. Se i primi due possono esserlo in parte, lo stesso non si può dire di Ringo. Nonostante Lennon, McCartney e Harrison  siano pietre miliari della musica mondiale, Starr non è assolutamente da meno. Anzi, è l’uomo più fortunato della terra, poiché sostituto di Pete Best,  escluso dalla band all’alba del successo dei Beatles. Ringo ne è stato un componente essenziale  per il suo stile, ma non solo. Starr è uno dei più amati batteristi e ha influenzato moltissimi musicisti. Per esempio, Dave Grohl, batterista dei Nirvana e leader dei Foo Fighters, lo ha definito il miglior batterista al mondo (e non è l’unico).

I Pinguini Tattici Nucleari sono riusciti a lanciare una canzone in cui ognuno di noi potrebbe benissimo rispecchiarsi, ma il soggetto andava rivisto. L’omaggio a Ringo Starr, come il dimenticato del gruppo, non è del tutto azzeccato. Bene, ma non benissimo.

Il Festival Di Sanremo

La controversa – e conturbante – esibizione di Achille Lauro con il brano “Me ne frego”. Ed è già  cult. Foto: ©AchilleL

Serena: Fai rumore, Diodato

Morgan mi hai fregato! Ammetto che la mia prima scelta sarebbe stata il brano Sincero della strana coppia sanremese composta da Morgan e Bugo. Però poi i nostri “sinceri” hanno deciso di mandare tutto all’aria, compromettere la loro esibizione con tutta una serie di mosse e contromosse e di farsi squalificare.

E allora eccoci, caro Diodato. L’ultima sua apparizione sul palco dell’Ariston risale a due anni fa, ne abbiamo parlato nella bella intervista che ci ha concesso qui a Parigi. A differenza del suo contraltare Achille Lauro (che a noi piace tanto per il coraggio, la presenza scenica e anche per il brano proposto), Diodato è elegante, misurato, con un brano tipicamente sanremese. Ma poi urla il suo “rumore” insostenibile  in un modo così sentito  – Levante ci sei? – che ci si smuove qualcosa dentro. L’esibizione poi è impeccabile, senza nemmeno una sbavatura, con una base musicale che qualche brividino ce lo lascia, sì lo ammettiamo. Ti auguriamo il meglio, caro Diodato, ma tanto non ne hai bisogno: già da tempo sei in odore di santità “sanremese”.

 

Foto di copertina: ©festivaldisanremo

 

Il Festival Sanremo visto (e ascoltato) dalla redazione di ItParigi. Ecco i nostri “coup de coeur” ultima modifica: 2020-02-08T10:15:51+01:00 da Serena Mascoli
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