ARTE & CULTURA

Marina Valensise e il miracolo dell’Istituto Italiano di Cultura

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“La cultura è come la marmellata”, questo il titolo del libro firmato da Marina Valensise, ex direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi. Il libro, edito da Marsilio, è come un lungo diario che ripercorre tutta l’esperienza della Valensise alla guida dell’istituto parigino. Perché quest’esperienza e queste riflessioni sono così importanti? Perché questa donna è riuscita in un’impresa dove molti altri hanno fallito. In soli quattro anni infatti l’Istituto è diventato un luogo vivo, pieno di energie. Un punto di riferimento per l’arte, la cultura e le imprese del nostro Paese. Insomma, quello che dovrebbe essere ogni Istituto di Cultura Italiana del mondo.

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L’Istituto Italiano di Cultura a Parigi

Il discorso di insediamento di Marina Valensise

“Oggi, con la crisi che incombe, rischiate di ritrovarvi un bel giorno senza lavoro, costretti magari a vendere ombrelli sulle bancarelle alle Galeries Lafayette. Non facciamoci illusioni. Gli istituti di cultura ormai non sono solo passibili di tagli nei bilanci, ma di chiusura. I dati parlano chiaro: a fronte di una spesa di 724 miliardi l’anno, con un debito pubblico di 2100 miliardi, che ogni anno produce interessi sul debito per 80 miliardi di euro, con un prodotto interno lordo di appena 1600 miliardi, è facile prevedere una ristrutturazione di tutta la rete dei novanta istituti di cultura nel mondo.

Per evitare la chiusura del nostro istituto, c’è una sola ricetta: dimostrare di essere utili, e per farlo bisogna solo essere produttivi, e per essere produttivi non resta che lavorare, coordinare gli sforzi, cercare di fare il meglio. Il che vuole dire poche cose sicure: offrire una programmazione di qualità, diversificare al massimo l’offerta per intercettare un nuovo pubblico e attrarre i giovani e i ceti produttivi, incrementare i programmi, cercando di dinamizzare al massimo le forze disponibili. Per fare tutto questo vi chiedo solo di garantire l’ordinario e coltivare lo straordinario”.

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La sala per i concerti

Come ci è riuscita

Coltivare lo straordinario è stata la parola d’ordine dell’intero Istituto per quattro anni e continua ad esserlo tutt’oggi. L’attuazione pratica di questo discorso è stato utilizzare tutte le risorse a disposizione. Così artisti, scrittori, musicisti e editori sono stati invitati a collaborare attivamente per creare una fitta programmazione di eventi. I corsi di lingua e cultura sono stati raddoppiati e l’offerta al pubblico in generale è molto migliorata. E dove si sono trovati i fondi? Nelle imprese private. L’Istituto Italiano di Cultura è diventato quindi un vero trampolino per tutte le ditte italiane desiderose di entrare nel mercato francese, che sovvenzionano gran parte degli eventi.

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La biblioteca

Diamo i numeri

Le iniziative organizzate dall’Istituto sotto la guida di Marina Valensise sono arrivati a 260 l’anno. Di conseguenza il pubblico è aumentato di oltre il 40%, rendendo questa istituzione di nuovo viva, oltre che un’eccellenza nel suo genere. Tutte le ditte italiane che hanno collaborato con l’Istituto hanno avuto numerosi vantaggi. Inoltre molte di esse ora sono in forte espansione a Parigi e in tutto il Paese d’oltralpe. Andando avanti di questo passo gli oltre 90 Istituti di Cultura sparsi nel mondo potrebbero quasi arrivare all’auto-sufficienza economica.

L’Istituto è ospitato all’interno dell’Hôtel de Galliffet, al numero 50 di rue de Varenne. Per maggiori informazioni visita il sito.

Andrea Castello

Autore: Andrea Castello

Nasce come restauratore di opere d’arte a Venezia, dove collabora anche con vari giornali locali e nazionali. Si sposta prima in Francia e poi a Malta dove lavora come istruttore di sub per alcuni anni. Le grandi passioni che guidano la sua vita sono la pittura, la buona cucina e naturalmente la scrittura.

Marina Valensise e il miracolo dell’Istituto Italiano di Cultura ultima modifica: 2017-06-23T09:43:49+00:00 da Andrea Castello

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